autore: Daniele CROTTI
A novembre, in pieno autunno, è tempo, anche da noi, nella media Val Tiberina e nella media Valle Umbra, a quote di poche centinaia di metri, di corbezzoli. Corbezzoli! si potrebbe esclamare!

Il nome scientifico, grazie al solito Linneo, è Arbutus unedo. È un arbusto (o albero o pianta che dir si voglia, un’antica enciclopedia parla di cespuglio, alto pochi metri con densa chioma, eccetera eccetera) diffuso nei paesi del Mediterraneo occidentale e, pensate un po’, delle coste meridionali irlandesi e in Portogallo.
Posto che vai, nome dialettale che trovi. Nel perugino lo abbiamo sentito chiamare lallerone o lellarone, o allerone o, mi ha confessato un amico, nallerone. Quando li conobbi me li dissero “ciliegi selvatici”, mentre nello spoletino è la “cerasa marina”. Ma osservate che bello il piccolo frutto, rosso vivo quando maturo, ricoperto di minuscoli e rigidi tubercoli (di fatto una superficie decisamente verrucosa).

Che dire del sapore, del loro gusto? Se immaturi (da giallognoli ad arancione) sono davvero insipidi, a piena maturazione (al tocco sono molli, malleabili, teneri), rossi rossi rossi, sono dolci, buonissimi, ovviamente con un sapore tutto loro. Come per ogni frutto.

Seppur novembre
A. Barletta, “Amore da naturalista”
era un giorno di sole,
assaggiai il tuo frutto
e colsi il tuo fiore,
ti credevo corbezzolo
eri solo il mio amore.
Sul Conero, in Corsica, in Algeria, i frutti vengono fatti fermentare per ottenere un “vinetto” leggermente frizzante. La macerazione per 3-4 settimane in soluzione alcolica porta ad ottenere un delicato liquore. Infine, se le nostre amiche api lo trovano, beh, il miele di corbezzolo non è niente male. Stavo dimenticando: la confettura di corbezzoli è squisita!

Corbezzoli sparsi / sull’umido autunno.
Alti contro il sole / che penetra.
Sazi di passione / nel bel mezzo
delle foglie speranzose, / pendenti a grappolo
verso la fine. / Selvatici, granulosi fuori.
Dolci e disarmati dentro. / Arrendevoli
alle bufere di novembre / colorano il fango,
vestono la nuda terra, / attutiscono il passo
di chi calpesta. / Rendono meno aspro il cammino.
Franca Palmieri, “Corbezzoli sparsi”
