Saremo guidati dalla esperta Dott.ssa Ravasio, responsabile del Centro Visite di Inarzo della L.I.P.U., e dai suoi collaboratori volontari. Inoltre, ci accompagneranno nell’escursione il Prof. Bruno Cerabolini Ordinario di Botanica Ambientale all’Università dell’Insubria e il Dott. Fabrizio Ballerio agronomo e Consigliere della nostra Associazione.
Se siete interessati scrivete una mail a Segreteria@orticolavaresina.org per conoscere i dettagli dell’ora e del luogo del ritrovo.
IMPORTANTE: Non sarà possibile portare cani, anche se al guinzaglio, per non rischiare di turbare la fauna della palude.
Questa zona lacustre è stata inclusa tra le zone umide di importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar. Dal 1984 l’Ente gestore della Riserva naturale è la Provincia di Varese che dal 1994 si avvale della Lega Italiana Protezioni Uccelli (L.I.P.U.) per la vigilanza, manutenzione e didattica.
Orticola Varesina organizza un viaggio per i Soci interessati, che si svolgerà dall’1 al 5 giugno 2022.
Floriade è un’esposizione internazionale di ortofloricoltura che dal 1960 viene organizzata nei Paesi Bassi. Questo evento grandioso si svolge ogni dieci anni, sempre in una città diversa. Dopo Amsterdam, Rotterdam, L’Aia, Zoetermeer e Venlo, nel 2022 tocca ad Almere.
L’esposizione inizierà il 14 Aprile e terminerà il 9 Ottobre 2022.
Presso il Salone Estense Comune di Varese, il Tavolo di Lavoro Associazioni e Scuole di Varese per il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima del Comune di Varese ha presentato al Sindaco di Varese prof. Davide Galimberti
Hanno partecipato: Fabio Minazzi (Centro Internazionale Insubrico – Università degli Studi dell’Insubria) Stefania Barile (Commissione Legalità del Centro Internazionale Insubrico-UI) Luigi Valdatta (DSBV-Università degli Studi dell’Insubria) Bruno Cerabolini (DSBV-Università degli Studi dell’Insubria) Pietro Romeo (Associazione Orticola Varesina) Luciano Riva (Associazione Orticola Varesina) Fabrizio Salto (Associazione Orticola Varesina) Gigliola Guglielmi (Associazione Orticola Varesina)
Sono intervenuti a parlare anche il dr. Piero Zuccato, il Presidente di Orticola Varesina rag. Enrico Gervasini, il prof. Luppi per il Centro Geofisico Schiapparelli.
Gentilissimi Soci, E’ stata indetta l’Assemblea Ordinaria dei Soci
Possono partecipare tutti i soci in regola con il Tesseramento 2022
Domenica 10 Aprile 2022 presso Hotel Ristorante Vecchia Riva Via G. Macchi 146, Varese
Prima convocazione: ore 6.00 AM
Seconda convocazione: ore 11.00 AM
Inizio lavori assembleari col seguente Ordine del Giorno:
Lettura ed approvazione verbale assemblea del 10 Ottobre 2021
Relazione del Presidente sull’attività sociale del 2021
Relazione e approvazione del Bilancio consuntivo del 2021
Indicazione sul nuovo Consiglio Direttivo in carica sino al 2024
Eventuali chiarimenti lettera Riva Luciano
Varie ed Eventuali
Naturalmente ci auguriamo una nutrita partecipazione assembleare con interventi degli Associati per suggerimenti e consigli.
Pranzo Sociale Al termine dell’Assemblea avrà inizio il Pranzo Sociale a cui possono partecipare Soci, parenti e amici. Il costo di partecipazione al pranzo è fissato in Euro 35,00 a persona.
Sperando in una numerosa partecipazione, Vi preghiamo di segnalarci la Vostra adesione al pranzo e di indicarci in quanti parteciperete, a questi recapiti:
A novembre, in pieno autunno, è tempo, anche da noi, nella media Val Tiberina e nella media Valle Umbra, a quote di poche centinaia di metri, di corbezzoli. Corbezzoli! si potrebbe esclamare!
Il nome scientifico, grazie al solito Linneo, è Arbutus unedo. È un arbusto (o albero o pianta che dir si voglia, un’antica enciclopedia parla di cespuglio, alto pochi metri con densa chioma, eccetera eccetera) diffuso nei paesi del Mediterraneo occidentale e, pensate un po’, delle coste meridionali irlandesi e in Portogallo.
Posto che vai, nome dialettale che trovi. Nel perugino lo abbiamo sentito chiamare lallerone o lellarone, o allerone o, mi ha confessato un amico, nallerone. Quando li conobbi me li dissero “ciliegi selvatici”, mentre nello spoletino è la “cerasa marina”. Ma osservate che bello il piccolo frutto, rosso vivo quando maturo, ricoperto di minuscoli e rigidi tubercoli (di fatto una superficie decisamente verrucosa).
Che dire del sapore, del loro gusto? Se immaturi (da giallognoli ad arancione) sono davvero insipidi, a piena maturazione (al tocco sono molli, malleabili, teneri), rossi rossi rossi, sono dolci, buonissimi, ovviamente con un sapore tutto loro. Come per ogni frutto.
bacche di lallerone cadute a terra
Seppur novembre era un giorno di sole, assaggiai il tuo frutto e colsi il tuo fiore, ti credevo corbezzolo eri solo il mio amore.
A. Barletta, “Amore da naturalista”
Sul Conero, in Corsica, in Algeria, i frutti vengono fatti fermentare per ottenere un “vinetto” leggermente frizzante. La macerazione per 3-4 settimane in soluzione alcolica porta ad ottenere un delicato liquore. Infine, se le nostre amiche api lo trovano, beh, il miele di corbezzolo non è niente male. Stavo dimenticando: la confettura di corbezzoli è squisita!
“C’era una volta un giardiniere, che lavorava nel giardino dell’imperatrice ed era considerato uno dei più abili del regno. Un giorno, durante una passeggiata nel bosco, il giardiniere incontrò una fata che gli donò un piccolo bulbo dicendogli: “Da questo bulbo nascerà la regina di tutti i fiori; nessun altro fiore potrò superarla in bellezza. Però, dovrai prendertene cura con pazienza”. Il giardiniere ringraziò la fata e prese il bulbo che gli era stato donato, lo sotterrò nel giardino della sua casa e raccontò a tutti che aveva ricevuto in dono il fiore più bello del mondo.
Dal bulbo crebbe una piantina minuta, con qualche foglia verde e nessun fiore; il giardiniere se ne prese una gran cura, ma la pianta non produsse nemmeno una gemma. Tutti quelli che passavano davanti al suo giardino gli chiedevano: “Dov’è il fiore più bello del mondo?” e il giardiniere, chinando il capo, indicava la pianticella. “Crescerà, crescerà!” rispondeva ai passanti con aria rassegnata.
Presto gli abitanti del paese cominciarono a ridere del giardiniere e della sua pianta che non cresceva. “Magari non è un giardiniere così bravo come si dice. Altrimenti troverebbe il modo di far crescere quella pianta”. Il giardiniere dapprima si arrabbiò con se stesso per aver raccontato a tutti di quella pianta, poi si arrabbiò con la pianta che non cresceva e non fioriva, infine si stancò: una notte la dissotterrò e la sostituì con un bel rosaio che aveva appena acquistato.
Stava per bruciare la piantina insieme alle erbacce ma si fermò, perché era pur sempre il dono di una fata. Il giorno dopo regalò la piantina al suo apprendista, senza dire una parola sulla sua provenienza. L’apprendista sistemò la pianta nel suo piccolo giardino, sul retro di casa, e si prese cura di lei giorno dopo giorno. Passarono i mesi, poi gli anni e quella piantina cresceva di pochi centimetri ogni anno e non accennava a fiorire; ciononostante, il ragazzo non gettò la spugna e continuò ad annaffiarla e a strappare le erbacce intorno a lei.
Dopo un inverno particolarmente freddo, quando la neve si sciolse, l’apprendista giardiniere vide la pianta piena di boccioli e quando il sole la riscaldò, i boccioli si aprirono rivelando i fiori più grandi e più eleganti che il ragazzo avesse mai visto.
Quella pianta era la peonia e non c’erano fiori belli come i suoi nei giardini dell’imperatrice, né in nessun altro giardino del regno. La peonia crebbe diventando alta e folta, e fiorì in quell’umile giardino per altri cento anni, divenendo ogni volta più bella.”
Peonia, petalo a petalo palpiti, ti apri, ti ricomponi.
Ogiwara Seisensui
Nella mitologia greca Peon, medico degli dei e allievo di Esculapio, curò Plutone da una ferita usando proprio radici di peonia. Il dio, per ringraziarlo, donò a Peon l’immortalità trasformandolo in un fiore: la peonia. I suo nome potrebbe derivare dal latino e significherebbe, appunto, “pianta che risana”; le sue radici erano infatti utilizzate in medicina.
La peonia è sinonimo di stima, rispetto, nobiltà, eleganza ed un augurio per una lunga vita.
In Oriente è simbolo di fortuna e di un matrimonio felice.
In Europa è detta anche rosa senza spine ed è simbolo delle storie d’amore romantiche.
Peonie, rose esagerate, rose dionisiache, rose in guardinfanti, rose superbe simili ad infanti che si specchiano in differenti pose. Odalische che ignude e voluttuose prendono il bagno, tra gli specchi astanti uguali a grandi eunuchi non curanti, nei vasi di maioliche preziose. Rose incinte di rosso (oh ombelicato ventre d’estasi). Il loro lieve odore dà come il sentimento di frescure d’un languido crepuscolo rosato dopo la pioggia, quando canta un gallo, o d’un placido specchio di cristalli.
Ricavate dalla pasta sfoglia dei dischi di circa 7-8 cm di diametro. Tagliate la pera a fettine sottili. Con ogni disco foderate uno stampino per muffin. Bucherellate la base con una forchetta. Farcite la sfoglia con il caprino. Aggiungete le pere e le noci. Cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 15-20 minuti. Lasciare raffreddare prima di servire.
Srotolate la pasta sfoglia e ricavate otto spicchi. Disponete sugli spicchi: lo stracchino spalmato, delle fettine di pere spesse circa mezzo cm, le noci sbriciolate e un po’ di parmigiano. Cuocere in forno preriscaldato ventilato a 180° per 15 o 20 minuti. Si può conservare in frigo ben chiuso per un giorno.